LA SCARPA

Si può con certezza affermare che la scarpa sia il più importante capo d’abbigliamento del guardaroba maschile. Un abbigliamento infatti anche se impeccabile e di ottima qualità può essere rovinosamente degradato dall’indossare scarpe dozzinali: dunque risulta importante porre l’acquisto di calzature di qualità come prioritario rispetto al resto del guardaroba, destinando ad esse una cospicua parte del budget per l’abbigliamento. Molte volte infatti l’utilizzo di calzature scadenti o rovinate non è dettato da vicissitudini economiche quanto da una mancanza di stile che comporta una errata valutazione delle priorità nell’acquisto dei capi per il proprio guardaroba.

La scarpa di qualità

La scarpa è sempre di qualità quando è costruita utilizzando pellami di grande pregio e seguendo metodi di costruzione artigianale che pretendono la maggior parte dei passaggi a mano. E’ complicato, comparando una calzatura di media qualità con una di ottima qualità, discriminare sul livello di qualità quando esse sono nuove, infatti la calzatura di qualità si riconosce con assoluta certezza solo dopo qualche mese dal primo utilizzo: la scarpa di qualità con il tempo non si sforma ma si conforma al piede ed alle abitudini di utilizzo del proprietario, durano, quindi mantenendo inalterata la loro forma, per parecchi anni ed il pellame con il passare degli anni non si sciupa ma invecchia acquisendo fascino. Come dicevamo però, oltre alla qualità dei pellami e materiali utilizzati, per riconoscere una scarpa di ottima qualità sono essenziali da considerare i metodi di produzione delle stesse: ne esistono quattro di fondamentali.

Metodo di costruzione Goodyear cucita a guardolo

questo metodo di costruzione è il più diffuso tra le scarpe di manifattura inglese e consiste nel creare un “sottopiede” in pelle dello spessore di circa 4mm che viene rialzato e dentellato ai bordi; fatto ciò si passa al taglio a mano della tomaia che, dopo essere stata foderata con pelle di capretto o tela di lino, viene pressata e “tirata” sulla forma per prendere la forma desiderata; a questo punto viene cucita orizzontalmente (con un ago ricurvo) al sottopiede dentellato ed al “guardolo” (striscia di cuoio posta tra suola e tomaia): una volta cuciti insieme, questi elementi formano un solo corpo legato; tra il guardolo ed il sottopiede quindi si crea una intercapedine che viene riempita di “sughero”; a questo punto l’artigiano incolla al sughero “l’intersuola” ovvero una suola in cuoio che , attraverso una cucitura verticale detta “rapid” verrà cucita insieme al guardolo (precedentemente cucito ed unito a sottopiede e tomaia) ed alla “suola”. Alla suola (che potrà essere anche in gomma) viene creata una sezione lungo tutto il suo perimetro, detta “increna”, all’interno della quale verrà ospitato il filo della cucitura verticale (rapid) che unisce come detto guardolo, intersuola e suola. Questo tipo di costruzione richiede grande sapienza artigianale e tante ore di lavoro, però il risultato è davvero notevole: la scarpa infatti sviluppa, mantenendolo negli anni, un grande comfort (offerto dallo strato di sughero altamente traspirante che va conformandosi ed adattandosi all’ergonomia del piede), una grande robustezza (data dalle cuciture e dai rinforzi), una eccezionale durata poiché, grazie a questo tipo di costruzione, essendo la suola separata dal corpo scarpa (sottopiede, tomaia) la scarpa può essere più volte risuolata.

Metodo Blake

La costruzione Blake è più semplice di quella Goodyear in quanto consiste nel cucire, con una macchina chiamata Blake, il sottopiede alla tomaia ed alla suola insieme con una cucitura a “punto catenella” oppure a “due fili annodati”: questo tipo di costruzione rende la scarpa davvero flessibile e comoda sin dalla prima calzata pur mantenendo grande resistenza. E’ sempre facile riconoscere una calzatura costruita con questo metodo in quanto all’interno delle stesse è sempre visibile la cucitura che attraversa il sottopiede. L’unico inconveniente è che non può essere risuolata agevolmente se non rimettendola in costruzione oppure cucendo una seconda suola su quella consumata. Figlia della Rivoluzione Industriale, nella lavorazione Blake, un'unica cucitura unisce tomaia, fodera, sottopiede e suola. Il suo inventore, l’americano Lyman Reed Blake, la realizzò nel 1856, in piena Rivoluzione Industriale appunto, spinto dalla necessità di ridurre tempi e costi di lavorazione. Infatti una scarpa prodotta con il metodo Blake richiede circa un terzo del tempo e comporta molti meno passaggi rispetto a una Goodyear. Si riduce inoltre di circa la metà il numero di artigiani specializzati necessari per la realizzazione.

Metodo di costruzione Blake – Rapid

Questa lavorazione, di maggior pregio rispetto alla Blake semplice, presenta due cuciture: una Blake, che unisce sottopiede con tomaia ed intersuola; una Rapid: che unisce l’intersuola alla suola; in alcuni casi può essere aggiunto anche un guardolo. Questo tipo di costruzione garantisce il massimo comfort e, grazie alla doppia tecnica di cucitura applicata, la massima impermeabilità della scarpa all’ acqua e la massima durata con la possibilità di essere risuolata, dato che la suola è separata dal corpo scarpa.

la lavorazione a sacchetto: Bologna

La lavorazione a sacchetto o bologna, è una tecnica di costruzione molto semplificata che prevede l’applicazione separata della pelle dalla fodera che viene costruita come un guanto sulla forma della calzatura e chiusa come un sacchetto sul piede. Con questo tipo di lavorazione, viene eliminato sia lo strato in sughero del sottopiede che l’intersuola ed il tacco è bassissimo. Questa lavorazione consente di ottenere una calzatura destrutturata in pelle con suola in cuoio di straordinaria flessibilità e morbidezza.

Modelli a confronto

Nell’ambito delle calzature di qualità esistono diversi modelli che nei secoli si sono determinati per soddisfare sia delle particolari funzioni d’uso ma soprattutto per definire la formalità, l’informalità oppure la personalizzazione di un abbigliamento. Di seguito, passeremo in rassegna le più importanti categorie.

La scarpa con allacciatura chiusa: francesina o balmoral

Le scarpe con allacciatura chiusa, sono scarpe in cui le alette anteriori dei gambetti, che vengono tenuti insieme dalle stringhe, sono cuciti sotto la mascherina e si richiudono sopra ad una linguetta applicata sotto l’allacciatura. Questo tipo di modello è più formale rispetto a quello con allacciatura aperta. All’interno di questa categoria, si distinguono diverse varianti: la più formale in assoluto è la Oxford (una francesina con il puntale); la semi brogue fiorata ovvero la scarpa da diplomatico (una francesina Oxford con lavorazione a punzonature);infine la variante di francesina meno formale che è la full brogue o coda di rondine (una francesina con una lavorazione a punzonature che parte dalla punta e finisce sullo sperone). Questo modello di scarpa si connota dunque per la sua formalità la quale però si declina in diversi contesti al variare del colore o dei pellami utilizzati: ad esempio per una grisaglia grigia da ufficio si preferirà una Oxford o semi-brogue nera mentre per un abito in tweed o giacche sportive ne occorrerà una in marrone; oppure per un blazer blu e jeans per un uso cittadino sarà perfetta una full-brogue in vitello spazzolato nera che invece sarà più opportuna in camoscio marrone ad esempio per un uso di una giacca sportiva in velluto nel tempo libero.

La scarpa con allacciatura aperta: Derby

La scarpa con allacciatura aperta o derby è una scarpa formale ma meno della francesina: essa si riconosce perche le alette dei gambetti sono cucite sopra la mascherina, la quale poi termina con una linguetta. Anche per questo modello esistono diverse varianti che ad ogni modo sono sempre opportune per degli utilizzi non troppo formali: la più formale è la Burford (praticamente una Oxford con allacciatura aperta); la più minimalista è la derby semplice (completamente liscia); la Wingtip bluncher la più decorata (una full-brogue con allacciatura aperta). Come è intuibile da questa breve descrizione, la scarpa modello derby, più informale rispetto al modello francesina, è gradita da tutti coloro che ricercano un abbigliamento attento ma non troppo formale. Perfette ad esempio da utilizzare in versione nera con navy blazer e jeans oppure in versione marrone spazzolata con abiti in flanella o tweed.

Scarpa con doppia fibbia: Monkstrap

La scarpa con la doppia fibbia è un modello che da sempre divide nettamente tra amanti e detrattori: infatti molti la apprezzano per la sua aderenza al piede e stilosità, altri invece la trovano affettata ed ostentativa, dunque inutile. Ad ogni modo questo modello di scarpa può essere adattato ad un abbigliamento più o meno formale, a seconda se essa venga scelta in pelle spazzolata nera o per esempio in scamosciato marrone, ma resta il fatto che la sua categorizzazione attiene alla personalità di chi scegliendola di indossare è consapevole di una scelta un po’ stravagante per il proprio look. La monkstrap è la famosa scarpa con le fibbie, il cui nome – monk shoes (scarpe del monaco) – è un diretto riferimento alla versione invernale, con cinghie e fibbie, dei sandali che i monaci calzavano per lavorare i campi. Con il tempo, queste scarpe hanno acquisito un certo fascino, soprattutto tra gli amanti dello stile casual, fino a essere considerate, oggi, tra le più versatili della moda maschile, adatte sia a un look formale che sotto un paio di jeans. Gli estimatori della Monkstrap ne apprezzano, in particolare, l’aderenza al piede e la praticità della fibbia.

Scarpa bassa e chiusa: Mocassino

Il mocassino è una scarpa bassa nella quale il piede alloggia comodamente sin dagli anni ’30. Esso è il modello meno formale di tutti anche se, anch’ esso presentandosi in diverse declinazioni, può in una visione personalizzata dell’abbigliamento essere utilizzato anche in contesti formali per dare maggiore “leggerezza” estetica alla formalità del proprio abbigliamento oppure, al contrario, definire maggiore formalità ed attenzione al proprio abbigliamento in contesti puramente informali: il Weejun, è il primo mocassino cucito a guardolo e con tomaio sfoderato è di origine norvegese ed era usato dai pescatori nel tempo libero; il Pennyloafer: mocassino cucito a guardolo che veniva utilizzato dagli studenti universitari i quali, da qui il suo nome, inserivano nella linguetta un penny; il Tasselloafer: mocassino con le nappe (delle stringhe che vengono passate a coulisse tutto attorno alle scarpe per essere poi annodate sul collo del piede) che furono in origine create per far aderire meglio il collo della scarpa al piede e che con l’evoluzione della tecnica costruttiva rimasero con una funzione puramente decorativa. La natura estetica del mocassino a prescindere, come dicevamo, dalla sua formalità o meno si definisce in una leggerezza che dona al look una certa eleganza personale: infatti, anche se poco ortodosso, non è disdicevole ad esempio abbinare in contesti formali un mocassino in pelle nera spazzolata cucito a guardolo con una grisaglia grigio scura per donarle meno rigidezza estetica o, viceversa, abbinare un mocassino in pelle color ciliegio con nappe o scamosciato ad un pullover in cashmere con jeans per rendere più curato e particolare il proprio abbigliamento informale. Alla fine di questa nostra breve digressione sulla cultura della scarpa, possiamo sicuramente affermare che qualsiasi siano i modelli o le varianti che ognuno sceglierà per il proprio guardaroba, la scelta di calzature di manifattura artigianale sono essenziali per conferire alla propria immagine una sicura affermazione di personale e disinvolta eleganza.